La produttività paga
Repubblica in allarme (“Confindustria chiede più flessibilità, vuole il modello Marchionne”), il capo dei metalmeccanici Maurizio Landini che ringhia (“Squinzi si occupi degli imprenditori”). Anche solo dal riflesso pavloviano di Rep. e Fiom si direbbe che il documento inviato dal presidente di Confindustria Giorgio Squinzi al ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, come contributo alla riforma del lavoro, alcuni pregi li abbia (al di là di alcune nebulosità).
11 AGO 20

Repubblica in allarme (“Confindustria chiede più flessibilità, vuole il modello Marchionne”), il capo dei metalmeccanici Maurizio Landini che ringhia (“Squinzi si occupi degli imprenditori”). Anche solo dal riflesso pavloviano di Rep. e Fiom si direbbe che il documento inviato dal presidente di Confindustria Giorgio Squinzi al ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, come contributo alla riforma del lavoro, alcuni pregi li abbia (al di là di alcune nebulosità). Squinzi definisce il mercato del lavoro italiano ormai “anacronistico” e quindi disegna una sorta di sistema solare con al centro il contratto indeterminato aziendale che lega gli aumenti salariali alla produttività dell’impresa. Il tutto insieme alla sostituzione delle casse integrazioni straordinarie “improprie” con [**Video_box_2**]indennità di licenziamento lunghe accompagnate da politiche di riqualificazione. Al contratto decentrato è ora riconosciuta la prevalenza su quello nazionale. Prevalenza che venne negata nell’epoca della Confindustria di Emma Marcegaglia e che portò allo strappo di Fiat. Non c’è riferimento al tema delle rappresentanze aziendali o a quello degli orari straordinari, entrambi oggetto di controversia con la Cgil (in modo diverso da Camusso e da Landini). Sono però passi avanti, insomma, adattamenti. D’altronde cambiare è necessario e lo testimonia la tormentata vertenza Electrolux. Ieri i sindacati hanno votato a larga maggioranza l’accordo con la multinazionale degli elettrodomestici, già vergato da Palazzo Chigi, che non taglia gli stipendi (a gennaio era un’ipotesi), non chiude stabilimenti, riduce i permessi sindacali e incrementa ricerca e produzione.